About Me

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Milano, Lombardia, Italy
La mia amica Anna mi dice sempre: 'Eli, sei un cristallo di rocca'. Mi piace pensare che sia davvero così.
"... Nuda sei semplice come una delle tue mani,
liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente,
hai linee di luna, strade di mela,
nuda sei sottile come il grano nudo ..."

Pablo Neruda
"E' la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più.
Ci domandiamo: " Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? "
In realtà chi sei tu per NON esserlo?"

La Meditazione - N.Mandela

"Ce parfum de nos années mortes,
Ce qui peut frapper à ta porte,
Infinité de destins
On en pose un et qu'est-ce qu'on en retient?
Le vent l'emportera ...

Pendant que la marée monte,
Et que chacun refait ses comptes,
J'emmène au creux de mon ombre
Des poussières de toi
Le vent les portera,
Tout disparaîtra mais
Le vent nous portera ... "

B.Cantat - Noir Désir - Le vent nous portera

Ledha Spot Festival 2007: Nel posto giusto tutti siamo abili al lavoro! :-)

Monday, 14 July 2008

4th Chapter: Diario

Domenica, 13 Luglio 2008

Ei ...
Piove. La mia macchina corre veloce nella notte, tergicristalli a mille. Io sola. Riscaldamento o aria condizionata? Non so scegliere, non capisco: siamo a metà luglio, ma questa sera fuori fa freddo. Poco fa, siamo uscite dal locale tutte strette sotto un unico ombrello ed abbiamo dovuto correre per raggiungere la macchina senza bagnarci: scarpe aperte, vento in faccia, pozzanghere ovunque. Inciampavamo sulla ghiaia del parcheggio e ridevamo. Ridevamo di nulla, eppure così tanto che mi stavo quasi pisciando addosso. Freddo fuori, ma non dentro di me. Musica che rimbomba nella mia testa. Che voglia di arrivare a casa, girare la chiave nella toppa, entrare nel il mio ambiente accogliente, così accogliente perché é mio. Bermi due sorsi d'acqua, a canna, spogliarmi dove e come cavolo piace a me e prepararmi per andare a dormire. Fuori continuerà a piovere, ma io sarò nel mio letto.
Alzo lo sguardo, dallo specchietto retrovisore osservo il lunotto posteriore: é appannato, non si vede nulla fuori. Due cappelli di paglia, uno giallo canarino, l'altro blu notte, sono appoggiati lì davanti. Sorrido ancora. Appoggiati lì, uno vicino all'altro. Lei é giallo canarino, il suo spirito é così: me la ricordo qualche minuto fa, con quel cappello in testa, sotto la pioggia, quell'espressione buffa, voglia di essere felice, spensierata sempre, nonostante il suo rigore. Tanta voglia di protezione. Non so definirla in altro modo adesso, se non così. Io sono blu notte e non posso spiegarmi. Tra qualche giorno partiremo assieme. Sono contenta di aver insistito perché ci regalassero quei due cappelli, partiranno con noi. Sospiro, un sospiro sereno. Nulla mi turba in questo istante, l'idea di andar via mi fa sentire bene. Portarla con me. Giallo canarino e blu notte, davanti a noi il mare.
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Thursday, 10 July 2008

1977: Dove sei stato?

Un'altra rampa di scalini altissimi: arriverò mai in cima? Per fortuna lei mi tiene per mano, mi tiene stretta, con le sue mani forti, e mi aiuta a salire. Uno scalino per volta, prima un piede, poi l'altro, pausa. Un attimo di riposo e poi posso affrontare lo scalino successivo. La sua voce calda, a tratti un po' aggressiva, mi sprona. Ecco, ora alzando lo sguardo riesco a vedere la fine. Voltando lo sguardo verso il suo viso, vedo lei, ma é ancora corrucciata. La sua mano stringe forte la mia, ma lei é lontana: mi bastasse quella stretta di mano per capire che é tutto a posto, che non mi devo preoccupare. Guardami ti prego, guardami e sorridi: un sorriso rassicurante come la tua mano, per favore! L'ultimo mese é stato così confuso, così confuso. Faticoso come questa rampa di scale, forse di più. Che sia l'ultima salita?
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E poi, eccomi in cima, finalmente. Che voglia di ridere forte! Ma è tutto silenzioso qui e cupo e vuoto. Svoltiamo a sinistra ed inizia un lungo corridoio, piastrelle lucide, eppure buio. Non so se sia buio davvero o se sia io a dipingerlo così, perché continuo a sentirmi inquieta. Aspetta però, arriva qualcuno! Che strano: non lo ricordavo così! Lo conosco, lo conosco bene ma é diverso. Si avvicina, facendo girare velocemente le grandi ruote della sua sedia. Anche lui ha voglia di me, ne sono certa. Che bello, é sempre bellissimo : rotola sulla sua sedia, ma la sua barba lunga, i suoi occhi chiari, il suo sorriso aperto sono gli stessi. Sì, é lui! Ma dove cavolo era? Perché mi ha lasciata sola senza dirmi niente, non una parola, nulla? Per venire qui a rotolare su questa stupida sedia? Cattivo! Non importa, non mi importa nulla. Lui mi sorride e apre le braccia. Io ricambio quel sorriso che mi é mancato tanto, abbandono la mano di lei e gli corro incontro. Il corridoio é lunghissimo, la corsa non finisce più per le mie gambe di bimba. Ma per quanto lunga possa essere, per quell'abbraccio tanto agognato ne varrebbe comunque la pena: una vita correrei pur di arrivare da lui ...
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Tuesday, 8 July 2008

2008: 32 anni

1977: 32 anni: anche lui aveva la stessa identica età. Non credo fosse felice, ma era in balia delle emozioni. Qualsiasi sguardo, lui lo ricambiava con curiosità, chiedendosi cosa nascondesse, quali sentimenti o passioni ci fossero da scoprire dietro quei due occhi, quali luci o quali ombre. E non si fermava allo sguardo. Non era cattivo, né insensibile, era avido di emozioni nuove e forti: questa droga lo portava a seguirne anche di effimere, a discapito di emozioni che potessero dare stabilità, ma che non colpissero più al cuore in modo così eclatante. Me lo immagino un po' come la pallina di un flipper, che rimbalza in continuazione, spinta di qua e di là, ad ogni secondo dietro una nuova luce, con il rischio continuo di cadere nel buco: Game Over. A 32 anni, il gioco in parte finiva davvero per lui, in modo brutale. L'ansia di SENTIRE aveva deciso di giocargli un brutto scherzo: "Tu continua pure a cercare di SENTIRE, a discapito di tutto. Ma ora prova un po' cosa significa non aver più la possibilità di sentire il tuo corpo!".
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Monday, 7 July 2008

3rd Chapter: Diario

Lunedì, 7 Luglio 2008

Ciao amic?,
Ma che strano sogno stanotte: qualche cosa mi impediva di aprire la bocca per parlare. Era come se i denti dell'arcata superiore fossero legati a quelli dell'arcata inferiore con un elastico e quando tentavo di parlare, la bocca mi si richiudeva repentinamente. Nonostante provassi in modo disperato a liberarmi, infilandomi anche le dita in bocca con foga, non riuscivo a trovare il modo di togliermi quei maledetti elastici: erano parte della dentatura stessa, la bocca rimaneva legata ed il mio senso d'angoscia aumentava. C'é forse ancora qualcosa che vorrei dire ma non so in che modo? Oppure c'é qualcosa che dico e che mi sembra non venga capito?
La realtà é che questo sentiero sembra correre sul ciglio di un burrone e man mano che vado avanti si fa sempre più stretto ed accidentato. Sono sicura che oltre quella curva non sarò più in grado di camminare, ma dovrò appiattirmi contro la parete per riuscire a procedere. Se guardo giù, mi viene un senso di nausea incredibile: ma come diavolo ho fatto ad infilarmi qui? E dove mi condurrà questa strada? Se guardo indietro, mi sembra più difficile tornare sui miei passi che procedere. Se guardo avanti, ho il terrore di quello che ci sarà dietro l'angolo. Perché continuo ad inseguire? Non ho le stesse gambe né la stessa mente. Io sono diversa, DIVERSA. Non meglio, non peggio, differente. Le mie gambe e la mia mente hanno un altro ritmo ed é un bel ritmo, nonostante tutto. Eppure, vorrei sedermi qui, accovacciata, stringere le ginocchia tra le braccia e piangere. Piangere, piangere. Piangere finché tutto non mi sarà chiaro, come per magia. Chiara la strada da percorrere e le motivazioni. Chiare le mie aspettative, i miei sogni, le mie speranze, i miei desideri ed il modo di far sì che si realizzino. E se arrivasse qualcuno in volo, mi prendesse per mano e mi portasse via? O forse preferirei che le ali crescessero a me, perché io possa finalmente spiccare il volo ... Non una parola di più, non un pensiero di più, non una lacrima: aprire le mie grandi ali e volare via. Da lontano guardare quel sentiero arroccato e riuscire a ridere. Ridere, ridere. Ridere dell'inutilità di tanto arrovellarsi, quando bastavano un paio d'ali colorate sulla schiena.
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Friday, 4 July 2008

2nd Chapter: Diario

Venerdì, 4 Luglio 2008

Carissim!,
Guardo il sole dalla finestra del mio ufficio open space al terzo piano. Troppo lontano: al di là del vetro c'é lo spazio aperto, non qui dentro. E c'é il calore del sole che vorrei sentirmi addosso. Vorrei che mi entrasse dentro per riscaldarmi fin nelle vene. Oggi desidero solo essere fuori di qui, su un prato infinito, nulla all'orizzonte, soltanto verde e il sole. Sdraiata a pancia in su, occhi chiusi, nessun pensiero nella testa. Niente, vuoto. Nella mente abbastanza spazio perché questo sole possa entrare, scaldare, illuminare e restare lì. Immobile: un sole dentro di me.
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Wednesday, 2 July 2008

Vie Dei Voli

2 Luglio 2008

"Quando sei depresso, ricordati: la buca non diminuisce se continui a scavare"

Grazie Eli Provo, per il tuo sguardo attento e acuto e perché trovi le parole giuste al momento giusto. E grazie per la piantina grassa con le spine nascoste ma tanti germogli, che somiglia un po' a me.

Mi hai commossa questa sera, per tutto.

1st Chapter: Diario

Martedì, 1 Luglio 2008

Carissim?,
Oggi mi sono svegliata nuovamente con quella sensazione strana. Ho aperto gli occhi, sola nel mio letto grande, finestra aperta e fuori pioveva forte. La pioggia, finalmente! Laverà mai abbastanza? Ma poi, perché e cosa deve lavare? Tutto quello che vivo, tutto quello che ho vissuto doveva essere, lo rivivrei mille volte. E finalmente un po' di fresco: ieri sera si sudava, non passava un filo d'aria ed ho dovuto cedere alla tentazione di tirar fuori quel ventilatore a torre che aveva comprato lui, portato a casa, montato da solo e che gli piaceva tanto ... Ed io che mi lamentavo perché era una torre storta, perché l'aveva montato senza le viti giuste, perché non era lo stesso modello tecnologico dei Ninni. Quante cazzate inutili! Guardavo la torre girare, aria fresca, e pensavo a quando era lì anche lui, ridicola, stupida, fragile, che nervi tutta questa emotività! Sprecata!
E poi il risveglio, questa mattina. Qualche cosa non va ancora, non mi convince. Emotività inutile. Incanalata nel modo sbagliato. E fuori, di marmo. Di marmo, mi raccomando: come il Mosé di Michelangelo, tanto perfetto e tanto freddo, muto. Qualcuno chiederà mai a me: Perché non parli? E se mi prendessero a martellate, servirebbe? Parlerei oppure urlerei di dolore? Troppe domande. Troppo chiedersi cosa sia opportuno e cosa no. Di nuovo, vorrei solo un abbraccio, niente verbalizzazioni, nient'altro. Voglia di qualcuno che mi guardasse e leggesse nei miei occhi che questo serve, non un'azione di più, non un'implicazione di più, nulla. Un abbraccio. Un abbraccio che anche io ho paura di dare per prima, guardando negli occhi gli altri. Guardo e subito mi spavento di quello sguardo, lo distolgo. Tocco e subito penso a come venga letto quel tocco e vorrei che non ci fosse lettura se non la realtà dell'azione stessa: un mio tocco é un segnale forte.
E domani, come mi sveglierò?
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